Una lezione di vita in Higurashi no Naku Koro ni.
When They Cry
La trama ci introduce alle vicende di Maebara Keiichi, un ragazzo che frequenta le scuole medie nella località di Hinamizawa, e ad una serie di problematiche che riguardano il villaggio, tra cui la nota "maledizione di Oyashiro-Sama" , un Dio locale, venerato da generazioni, e al quale si collegano tutti i fili entro i quali la narrazione scorre. Oltre a questo, Higurashi è un'opera basata sul concetto di loop (uno o più personaggi rimangono bloccati in un lasso di tempo che si ripete continuamente, e devono raggiungere, per uscirvi, una precisa data senza morire, o soddisfando vari requisiti) concetto al quale il nome di Furude Rika è direttamente proporzionale, è infatti lei la vera protagonista, prima nell'originale, e maggiormente ancora in GOU e SOTSU ossia i remake. Proprio sui i titoli di cui sopra voglio concentrare questo articolo, poichè ne ho completato la visione di recente, soddisfatto di ogni singolo minuto dedicato a questo prodotto, dall'inizio fino alla fine; Ma cosa rende proprio Higurashi un prodotto di così grande fattura? Analizziamo ora alcuni punti di forza che mi hanno spinto a dare, senza ulteriori ripensamenti, il voto massimo a questa serie.
[ SPOILER ]
Una particolarità che subito distingue Higurashi da alcuni titoli che hanno la sua stessa radice è il sistema di gestione dei loop. Non si tratta infatti di fantascienza, o di un potere appartenente ad un singolo nel caso di questo anime, semplicemente esistono i loopers, ovvero dei soggetti che hanno la capacità di viaggiare all'interno di linee di tempo ripetutamente, fino ad archiviare il voluto risultato. Il potere in questione, è bene capirlo, non può essere in nessun modo ottenuto da un umano, esso è, de facto, una concessione divina: chi viaggia attraverso i loop lo fa perchè gli ha donato, a fine di puro intrattenimento, la possibilità di farlo, e tutto ciò avviene in una dimensione a parte, dove milioni di cristalli (contenenti i vari scenari possibili) si susseguono in un cielo cupo e vuoto, privo di fascino alcuno, e di qualsiasi costellazione.
In Higurashi GOU e SOTSU i time-loopers sono due, prima la giovane Rika, involontariamente maledetta dalla madre Hanyuu, e dopo, per ragion d'amore (e qui risiede l'aggiunta delle nuove serie) Satoko Hojo, che passa da personaggio co-primario a villain [1].
Un punto di forza di quest'opera, che ho trovato quasi unico nel suo genere, è il modo in cui sono gestite le relazioni interpersonali ossia il modo di rapportarsi dei personaggi fra loro e lo scenario per il quale esso prende forma. Sebbene, infatti, con i loop vi sia la possibilità di cambiare delle cose in merito al sopracitato punto, quasi nessuno lo fa mai ma, Ryukishi con maestria, approfitta dell'occasione: credo che il personaggio di Oiishi sia il perfetto esempio di questa buona gestione, il modo in cui il detective fa conoscenza e si comporta con i personaggi principali cambia di loop in loop, specialmente quello con Keichi, e lo stesso vale per altri nomi molto presenti all'interno della narrazione. Ciò che ancor più rende unica questa caratteristica di Higurashi è l'approfondimento dei dubbi dei personaggi in merito agli altri e a loro stessi — anche qui, come in Umineko, tutti sono alla costante ricerca della verità, ignoranti del fatto che questa riposa comodamente sotto i loro occhi da tempo [2].
La parte migliore di Higurashi inizia da SOTSU, là dove Satoko diventa davvero un villain, ma la questione non è così semplice, dietro alle scelte compiute dalla ragazza vi è infatti un grande build-up di Ryukishi07, che ci porterà prima a conoscenza dei cento anni di sofferenza di Rika, passati a ripetere loop su loop, che finivano puntualmente per chiudere il libro con massacri di ogni tipo, poi alla risoluzione del primo loop (che bloccava i protagonisti al 19 di Giugno, la fine era originariamente il giorno 23 del mese) e da qui, e solo da qui, alla radice del nuovo problema: la fame di Rika.
Dopo essersi liberata da un loop centenario, infatti, Rika pronuncia la famosa frase, riperpetuata per innumerevoli volte poi nel corso della narrazione
"I want to experience high fancy society..."
o, in modo diretto, "I want to leave Hinamizawa." — Inizialmente Rika condivide con Satoko questo sogno, le due studiano duramente e si iscrivono alla scuola St. Lucia, ma qui le cose degenerano: la ragazza dai capelli viola, infatti, non mantiene la sua promessa (di restare sempre con Satoko) e la lascia da sola, in difficoltà con lo studio, per sedere al tavolo e girare con delle amiche che la adulano come fosse una loro superiore. Oltre a questo, Satoko finisce per essere isolata, inserita in una classe per disadattati dove si studia il doppio delle ore, e da cui si può uscire solo ottenendo voti alti, naturalmente, il tutto causa una gelosia ed una rabbia enormi nella giovane, che si vede isolata, abbandonata dalla sua amica fidata, e giudicata come uno scarto. Alla fine giunge però una soluzione: una divinità, di cui nome Eua~San (nomignolo dato da Hojo) dona il potere di cambiare questa realtà a Satoko, viaggiando attraverso i loop. La ragazza, da qui in poi, riproverà l'esperienza scolastica, accorgendosi di un destino già scritto, per tale motivo, ella deciderà di riprendere il loop dall'inizio, provando in tutti i modi a far cambiare idea a Rika sul volersene andare, arrivando anche ad uccidere e manipolare per raggiungere tale fine ultimo. Tuttavia, quella che per una parte della narrazione abbiamo chiamato "Satoko" verrà presto impersonata da qualcosa, qualcuno di differente, un'entità chiamata "Lamba" che si manifesta attraverso il cambio degli occhi, e prende sempre più il controllo del corpo della giovane di ripetizione in ripetizione. La doppia personalità, il desiderio di attrarre Rika a sè, e la convinzione di poter riuscire nell'intento, mista alla rabbia di aver fallito incontabili volte, portano Satoko ad un delirio di onnipotenza, dove è lei a manipolare tutti gli eventi, compresi gli omicidi, indirizzati grazie ad un siero contenente una droga, causante la nota "Sindrome di Hinamizawa" tale per il suo rendere omicida chiunque ne finisce vittime, e caratterizzata, nel soggetto, da un grave prurito al collo, che causa uno stress tale da portare le vittime ad affondarsi le dita nel collo, scavando e dissanguando la parte in questione.
Veniamo quindi a sapere che gli omicidi al villaggio erano già in origine causati da quel siero e, tramite un luculliano intreccio narrativo, Ryukishi collega le variazioni dei loop di GOU a quelle di SOTSU, mostrando le ragioni e le influenze dietro alle azioni di ogni singolo personaggio. Il problema della doppia personalità si ripropone anche con Rika, la sua ha il nome di "Bern" , ma queste, col tempo, perdono la loro singolarità, finendo per perseguire un solo, singolo, obiettivo: restare insieme, restare insieme costi quel che costi. Un futuro dove Rika e Satoko possano vivere assieme, questo è ciò a cui tutti puntano, chi lo vuole a St. Lucia e chi ad Hinamizawa — In questa parte della narrazione l'oscurità del desiderio di possesso, che lentamente inghiotte ogni sano sentimento, è rimarcata da Ryukishi in modo raccapricciante e magistrale, tramite continui cambi di scenari ed omicidi su omicidi... inutili delitti che non fanno altro che riportare il loop al suo punto di partenza, senza se e senza ma.
Proprio dal susseguirsi di eventi sopracitato, dai fili ingarbugliati, si libererà poi un singolo, tracciante una linea retta: la linea che porta alla soluzione [3].
L' ultima parte (ultimi quattro episodi) di SOTSU rappresenta il fulcro, il cuore pulsante dell'opera, il messaggio che risiedeva dall'inizio nel titolo. Significativo per questa parte è il discorso negli ultimi minuti della serie di Keiichi e Mion, dove una frase (parafrasata) è risolutiva
"gli amici, alla fine, non devono stare sempre insieme, il loro rapporto perdurà in ogni caso, e, quando si incontreranno di nuovo proveranno contentezza."
E così, dopo una lunga battaglia, Rika (Bern) e Satoko (Lamba) decidono di riporre le asce, ed andare ognuno per la propria strada, pronte a reincontrarsi "quando loro piangono" (When They Cry), una frase che sottolinea come a parlare siano in realtà Lamba e Bern, e come si stiano riferendo a Rika e Satoko, che un giorno, quando piangeranno, potranno reincontrarsi, ma per ora, come uniche due loopers, dovranno restare lontane l'una dall'altra.
Higurashi non solo ci fornisce un finale soddisfacente e possibilmente aperto, ma riesce a passare da quello che poteva essere un semplice splatter ad una fantastica opera morale, con un messaggio vita importante e reso egregiamente attraverso gli eventi che compongono la narrazione. Alla fine, che cos'è l'amicizia? Un rapporto di fiducia, simile alla fratellanza, basato sull'armonia che corre tra due persone, è corretto? Ebbene, Ryukishi riesce ad analizzare questo concetto, e decostruirlo, fino ad arrivare alla sua radice, l'amore, da cui deriva la gelosia, una parte fondamentale della sceneggiatura, un tassello senza il quale l'opera non avrebbe mandato il messaggio. Ryukishi, con una narrazione raffinata, ci mostra come, a volte, un buon sentimento possa essere avvolto dalle tenebre, fino a consumarsi, e si..
sebbene tutto ora sia finito, l'autore ci avverte: "Quando piangono..." la storia continua.

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