La storia di Claymore: Ogni granello di sabbia.
La storia di Claymore
Sebbene una numero uno incontrastata sia esistita per anni innumerevoli, anche essa, come ogni cosa in natura, ha incontrato la sua fine.
A seguito, una nuova stella ebbe luce nel mondo di Claymore, una guerriera che ereditò il sangue di Teresa del Sorriso, alta e debole all'apparenza, ma destinata a distinguersi, il suo nome era: Claire.
Claire trovò molto duro e ostico l'ambiente dell'organizzazione, questo a causa della sua posizione in classifica (ultima) per nulla veritiera, ma in base alla quale veniva discriminata dalle altre. Questo numero però, la ragazza è riuscita ad annullarlo completamente, dimostrando di essere tra le migliori nel corso della narrazione, lanciando quindi un bel messaggio sul valore nullo del numero (se utilizzato come valutazione per un soggetto). Ma perchè definire Claire "l'erede predestinata"? Data la presenza di guerriere come Miria del Miraggio, questa può sembrare poco più di un'assunzione, eppure, una base c'è. La prima, come detto, è il sangue di Teresa, la seconda è qualcosa che abbiamo citato nel primo post, ovvero i sentimenti. Si, perchè questi ultimi nel mondo di Claymore possono mutare la forma della realtà, rendendo l'impossibile possibile; Claire, che questo lo sa, passa molto tempo a meditare e ad affinare il suo lato spirituale, il che alla fine le permetterà di dar vita allo scontro più epico dell'opera, nonchè uno dei migliori nella storia dei dark-fantasy.
Dopo aver ucciso Teresa del sorriso e le sue compagne di squadra Irene, Sofia e Noel, Priscilla si dirisse verso le terre di Alphonse dove lasciò sangue e disperazione in tre diverse città. Easley venne a sapere di ciò e mandò Riccardo per sistemare la situazione ma sorprendentemente Priscilla riuscì a sconfiggere anche l'ex numero 2. L'Abissale del Nord fu costretto a scendere in campo e per finirla una volta per tutte si risvegliò prima dello scontro. Il corpo di Priscilla venne annientato dalla forza distruttiva dal padrone delle terre del nord, ma poco dopo, la risvegliata con la sua eccezionale abilità si rigenerò completamente e contrattaccò. Mentre trafiggeva Priscilla, con la sua lancia, Easley vide il suo arto distruggersi a causa dei prolungamenti creati da Priscilla e dopo aver capito quale tipo di arma avesse davanti a se, si chinò nella sua forma umana al cospetto della ragazzina, che nel frattempo anche lei era ritornata nella sua forma umana. A quel punto, Easley giurò fedeltà a Priscilla per la sua vittoria, inoltre le promise che avrebbe ottenuto tutto quello che lei avrebbe voluto e quando gli venne chiesto da Priscilla se fosse possibile trovare i suoi genitori, rispose che l'avrebbe fatto anche mettendo a rischio la sua stessa vita.
Dopo che Priscilla gli rivelò il suo nome e il suo luogo di nascita, decisero di dirigersi nelle terre del sud. Tuttavia, ciò non avvenne in breve tempo ma dopo la Guerra del Nord.
Come ben sanno i lettori e fruitori di #Claymore: le guerriere dagli occhi d'argento sono caratterizzate da una doppia natura (concetto che ha poi invaghito numerosissimi autori dopo l'uscita dell'opera) ovvero quella che le divide in essere per metà Yoma, e per metà Umane, ma avete mai pensato a cosa questo possa rappresentare?
Tralasciamo ora il significato connotativo della doppia natura, e concentriamoci sul suo denotativo. Nella narrazione, il bene e il male, come astratti concetti, sono presenti e rimarcati con costanza in discorsi inerenti ad ideali e non, sono due spicchi applicabili all'idea di yin e yang (bianco e nero), inscrivibili in una circonferenza i cui due lati sono pari. Così, come i colori si pareggiano, anche il doppio essere delle Claymore lo fa, e per costoro che sono la causa e la soluzione a tutte le problematiche questa divisione è segno di impurità, tanto che Claire stessa, o Teresa, tendono a non voler mostrare il loro corpo a terzi.
Bentornati, cari lettori, oggi vi propongo qualcosa di particolare: una raccolta di mie diverse analisi dell'opera di "Claymore" , del maestro Norihiro Yagi. Se siete nuovi e se non avete ancora letto nulla in merito vi ricordo che questo articolo contiene spoiler.
~ ~ ~
| La leggenda della numero 1: Teresa del Sorriso
Diversi dubbi sul livello di combattimento si possono porre in merito ai personaggi di Claymore, ma c'è un nome che non ne ha mai destati: Teresa del Sorriso. Per comprendere bene le meccaniche che muovono il mondo di Claymore, ed arrivare di conseguenza a parlare di Teresa, dobbiamo prima introdurre alcuni punti cardine.
1/ L' opera prende luogo su un continente, ma nessuno degli abitanti sa bene dove esso sia situato, e cosa lo circondi, questo fa sentire spaesati i personaggi e il lettore.
2/ "L' organizzazione" – e solo così è chiamata – ha su questo continente il secolare compito di mandare le guerriere perfette (Claymore) in soccorso degli abitanti, che sono spesso attaccati dagli Yoma, dei mostri che si nutrono di interiora umane, e che possono assumere l'aspetto umano delle persone di cui si cibano.
3/ Le guerriere perfette sono frutto di esperimenti che violano qualsiasi diritto umano,, da essi sono state prodotte oltre quaranta "streghe".
Diversi dubbi sul livello di combattimento si possono porre in merito ai personaggi di Claymore, ma c'è un nome che non ne ha mai destati: Teresa del Sorriso. Per comprendere bene le meccaniche che muovono il mondo di Claymore, ed arrivare di conseguenza a parlare di Teresa, dobbiamo prima introdurre alcuni punti cardine.
1/ L' opera prende luogo su un continente, ma nessuno degli abitanti sa bene dove esso sia situato, e cosa lo circondi, questo fa sentire spaesati i personaggi e il lettore.
2/ "L' organizzazione" – e solo così è chiamata – ha su questo continente il secolare compito di mandare le guerriere perfette (Claymore) in soccorso degli abitanti, che sono spesso attaccati dagli Yoma, dei mostri che si nutrono di interiora umane, e che possono assumere l'aspetto umano delle persone di cui si cibano.
3/ Le guerriere perfette sono frutto di esperimenti che violano qualsiasi diritto umano,, da essi sono state prodotte oltre quaranta "streghe".
4/ Nei villaggi di stampo medievale che costituiscono il "continente" le Claymore sono chiamate "Streghe dagli occhi argentei", queste ultime hanno infatti due caratteristiche imprescindibili: occhi argento, capelli biondi.
Detto tutto ciò, sappiate che l'organizzazione, a fini operativi, si poneva anche un ranking, classificante ciascuna guerriera con un numero, questo permetteva di inviare le più forti nelle zone più pericolose, di modo da limitare i danni, data la cortezza del capitale umano. A capo di questa lunga classifica, per un lunghissimo periodo, ci fu il nome di Teresa del Sorriso. Come tutte, lei iniziò essendo vittima di brutali esperimenti che la resero alla fine una Claymore, da quel momento però ella scelse di sfruttare tutto il suo potenziale e di non rammaricarsi, inoltre, il suo stile combattivo non si basava sulla forza bruta –come quello delle altre– ma sull'eleganza e la bellezza. Teresa ammirava, e in un certo senso rimpiangeva, la finezza del viso umano a cui aveva tanto attaccamento, per cui decise di usare sempre il minimo del suo potere, di modo da non sfregiarsi il volto (per la natura doppia delle Claymore, infatti, superare il 20% del potere in utilizzo provocava una deformazione di volto e corpo, e dopo un certo limite la trasformazione in Yoma) e combattere con uno stile di spasa posato e leggiadro, al netto di colpi veloci e letali. Il talento di Teresa le permise di accrescere il suo potere in modo esponenziale negli anni, tanto che, pur usando il 20% di questo, lei risultava di gran lunga superiore a tutte le guerriere, anche alla sua rivale, numero due.
Si ma, perchè si chiama "..del Sorriso" ? La domanda è auto-esplicativa, quando la leggenda di Teresa, la strega più forte, si diffuse tutte iniziarono a chiamarla in quel modo perchè, che stesse dominando o contrastando l'avversario, lei portava sempre un sorriso stampato sul volto, non forzato, ma naturale, umano.
Potremmo dire tanto altro sulla filosofia di Teresa e sul suo attaccamento all'umanità, ma anche in quel caso, anche se fosse, il nostro monologo diverrebbe infinito.
Detto tutto ciò, sappiate che l'organizzazione, a fini operativi, si poneva anche un ranking, classificante ciascuna guerriera con un numero, questo permetteva di inviare le più forti nelle zone più pericolose, di modo da limitare i danni, data la cortezza del capitale umano. A capo di questa lunga classifica, per un lunghissimo periodo, ci fu il nome di Teresa del Sorriso. Come tutte, lei iniziò essendo vittima di brutali esperimenti che la resero alla fine una Claymore, da quel momento però ella scelse di sfruttare tutto il suo potenziale e di non rammaricarsi, inoltre, il suo stile combattivo non si basava sulla forza bruta –come quello delle altre– ma sull'eleganza e la bellezza. Teresa ammirava, e in un certo senso rimpiangeva, la finezza del viso umano a cui aveva tanto attaccamento, per cui decise di usare sempre il minimo del suo potere, di modo da non sfregiarsi il volto (per la natura doppia delle Claymore, infatti, superare il 20% del potere in utilizzo provocava una deformazione di volto e corpo, e dopo un certo limite la trasformazione in Yoma) e combattere con uno stile di spasa posato e leggiadro, al netto di colpi veloci e letali. Il talento di Teresa le permise di accrescere il suo potere in modo esponenziale negli anni, tanto che, pur usando il 20% di questo, lei risultava di gran lunga superiore a tutte le guerriere, anche alla sua rivale, numero due.
Si ma, perchè si chiama "..del Sorriso" ? La domanda è auto-esplicativa, quando la leggenda di Teresa, la strega più forte, si diffuse tutte iniziarono a chiamarla in quel modo perchè, che stesse dominando o contrastando l'avversario, lei portava sempre un sorriso stampato sul volto, non forzato, ma naturale, umano.
Potremmo dire tanto altro sulla filosofia di Teresa e sul suo attaccamento all'umanità, ma anche in quel caso, anche se fosse, il nostro monologo diverrebbe infinito.
| L' erede predestinata: oltre le apparenze
Sebbene una numero uno incontrastata sia esistita per anni innumerevoli, anche essa, come ogni cosa in natura, ha incontrato la sua fine.
A seguito, una nuova stella ebbe luce nel mondo di Claymore, una guerriera che ereditò il sangue di Teresa del Sorriso, alta e debole all'apparenza, ma destinata a distinguersi, il suo nome era: Claire.
Claire trovò molto duro e ostico l'ambiente dell'organizzazione, questo a causa della sua posizione in classifica (ultima) per nulla veritiera, ma in base alla quale veniva discriminata dalle altre. Questo numero però, la ragazza è riuscita ad annullarlo completamente, dimostrando di essere tra le migliori nel corso della narrazione, lanciando quindi un bel messaggio sul valore nullo del numero (se utilizzato come valutazione per un soggetto). Ma perchè definire Claire "l'erede predestinata"? Data la presenza di guerriere come Miria del Miraggio, questa può sembrare poco più di un'assunzione, eppure, una base c'è. La prima, come detto, è il sangue di Teresa, la seconda è qualcosa che abbiamo citato nel primo post, ovvero i sentimenti. Si, perchè questi ultimi nel mondo di Claymore possono mutare la forma della realtà, rendendo l'impossibile possibile; Claire, che questo lo sa, passa molto tempo a meditare e ad affinare il suo lato spirituale, il che alla fine le permetterà di dar vita allo scontro più epico dell'opera, nonchè uno dei migliori nella storia dei dark-fantasy.
| Un bellissimo miraggio: Miria, il miglior personaggio di Claymore
Oggi parlerò di un personaggio molto significativo, forse uno dei più profondi che io conosca, che per un periodo ho definito come il mio eroe: Miria del Miraggio.
Miria appare già nei primi volumi dell'opera, in questi rappresenta una colonna portante dell'organizzazione, è infatti una cifra singola, la numero 6 in fatto di forza, fondamentale per combattere gli Yoma, i risvegliati, Gli Abissali. Ella è conosciuta da tutte le streghe, ciascuna riceve il suo soprannome in base alla unicità, Miria sfoggia spesso la sua tecnica del Miraggio, perciò viene nominata Miria del Miraggio. La no.6 è la prima nell'opera a sospettare dell'organizzazione, a porsi tante domande dimenticate dalle altre, dal sesto volume in poi incontra Claire e le spiega le sue idee, fornendole un piccolo addestramento, senza giudicarla per il suo numero, da qui possiamo notare un importante tratto distintivo di Miria: il rispetto. [¹]
Oggi parlerò di un personaggio molto significativo, forse uno dei più profondi che io conosca, che per un periodo ho definito come il mio eroe: Miria del Miraggio.
Miria appare già nei primi volumi dell'opera, in questi rappresenta una colonna portante dell'organizzazione, è infatti una cifra singola, la numero 6 in fatto di forza, fondamentale per combattere gli Yoma, i risvegliati, Gli Abissali. Ella è conosciuta da tutte le streghe, ciascuna riceve il suo soprannome in base alla unicità, Miria sfoggia spesso la sua tecnica del Miraggio, perciò viene nominata Miria del Miraggio. La no.6 è la prima nell'opera a sospettare dell'organizzazione, a porsi tante domande dimenticate dalle altre, dal sesto volume in poi incontra Claire e le spiega le sue idee, fornendole un piccolo addestramento, senza giudicarla per il suo numero, da qui possiamo notare un importante tratto distintivo di Miria: il rispetto. [¹]
In tutta l'opera nessun insulto ha mai lasciato la sua bocca, nessuna mancanza di rispetto, nessuna movenza o parvenza di saccenza, Miria rispetta tutti i personaggi, a prescindere dalla loro debolezza, dalla loro razza, dai loro difetti, li tratta tutti allo stesso modo.
La sesta guerriera per ordine, sospetta dell'organizzazione e brama di indagare, ma prima si cimenta nelle consuete missioni suicida dell'organizzazione, sinchè non giunge una cruciale parte nei volumi 10-11, La battaglia di Pieta, una svolta per gli eventi dell'opera in generale, in questa battaglia muoiono praticamente tutte le guerriere, dalle principianti alle più forti, sul campo innevato soltanto spade infilzate nel terreno, prive di un proprietario, insulse alla visione di chi le possiede. Da quella battaglia passano 7 anni, e l'organizzazione si accorge della mancanza di 7 spade all'appello, esattamente: 7 guerriere, fra cui Miria sono sopravvissute (così anche Claire) esse trascorrono anni ad allenarsi nella parte Nord del continente, disertando quindi dai loro compiti. Questi 7 anni sono molto importanti, perchè Miria affina la sua tecnica a tal punto da poter essere una potenziale no.1, ma è oltremodo importante il retroscena dove, più avanti nell'opera, lei si rattrista profondamente per quanto accaduto a Pieta, per non aver salvato nessuno, qui emerge un tratto, invece, di debolezza e sensibilità da parte sua: l'altruismo.[²]
Miria è, fondamentalmente, altruista, è quel tipo di soldato che vuole evitare perdite inutili, quel tipo di persona che preferisce sacrificare sè stessa per evitare la morte di altri mille, il pianto significativo di lei in merito è una riprova del suo lato sensibile, alla fine attaccato alla vita umana a prescindere dall'importanza di essa, per Miria anche uno sconosciuto merita di vivere e di essere salvato da lei, questa è nobiltà d'animo.
A seguito dei 7 anni trascorsi nel nord, Miria e le altre si spostano per tutto il continente, fronteggiando gli abissali delle zone, diversi risvegliati, i rappresentanti degli inferi, ed altri tipi di minacce, il picco di Miria però giunge nei volumi 21-27, il cui primo è interamente incentrato su di lei, in quest'ultimo ella fa diverse scoperte, rivela cose legate all'organizzazione, risultati raggiunti
intellettualmente, e compie tre diverse, importanti, scelte, la prima è lasciar da parte una sua compagna (Tabasa), intenzionata ad aiutarla, nella missione di distruzione dell'organizzazione, mediante svenimento, qui emerge un tratto nobile di Miria, sempre collegato all'altruismo, che porta ad un egoismo tuttavia legato al voler risolvere le cose singolarmente e senza aiuti.
Nei volumi precedenti al finale Miria si accende come un fulmine a ciel sereno, si reca all'organizzazione, ed in questa sede incontra moltissime guerriere, con molte principianti non ancora registrate, ed esperimenti che sono potenziali numeri uno, nonostante ciò... lei non uccide nessuno, si limita a neutralizzare i nemici uno ad uno, finchè però non viene sopraffatta dai rinforzi, al che, numerose Claymore si avventano su di lei per ucciderla, ma improvvisamente si fermano: tutte le guerriere hanno compreso Miria e le motivazioni, lei era come la persona che tutti stavano aspettando, ma nessuno nominava, qui emerge il tratto più importante di lei: la leadership.[³]
Durante il corso di tutta l'opera, Miria guida le compagne e coordina tatticamente numerose battaglie vincenti, il suo ingegno però sovvien anche quando si tratta di portare dalla sua parte altre alleate
Come disse Chronos "Sei brava a parlare" una grande oratrice.
La nobiltà nel non macchiarsi di sangue di Claymore vale la fiducia di tutte le altre, che naturalmente erano al corrente delle colpe dell'organizzazione. [⁴] un altro tratto, questa volta combattivo, di Miria si nota nello scontro con una delle numero 1 risvegliate, dove ella utilizza una tecnica meschina, servendosi della distrazione del nemico, usando una Claymore di una guerriera ferita e a terra inerme, Miria trionfa, sotto lo sguardo disgustato di una, che quella tecnica la definisce "non elegante".
Miria racconta tante cose moralmente, come personaggio, ma una delle più importanti è decisione: il coraggio di mettersi in gioco. [⁵]
La coerenza permane sempre nelle scelte di lei, sia nubile che nobile di cuore, è un personaggio che ha sempre guardato in faccia alla realtà, senza voltarsi verso il passato, accettandola e sfidandola, anche qualora essa si presentasse in forme spaventose. Miria ha cominciato a lottare da guerriera no.17, scalando fino al no.6, poi disertando e combattendo al fianco delle sue più care compagne, annientando gli abissali, distruggendo tutti gli obiettivi, è arrivata a tagliare la testa del capo dell'organizzazione, dopo aver anche indovinato che...era la stessa ad aver creato gli Yoma .
Il messaggio che le scelte di Miria, in quanto spericolate, lasciano è quello di non preoccuparsi delle conseguenze, ma di essere diretti e razionali, una cosa moralmente molto importante.
Ma se infine-- dovessi descrivere in un qualche modo Miria, se dovessi parlare di quanto mi ha lasciato e citarne i pregi, forse alla fine mi baserei semplicemente su delle cose come il suo magnifico sorriso che si vede poche volte, ma che sfoggia proprio quando raggiunge gli obiettivi prefissati, come una liberazione dal peso perpetuo. Miria del Miraggio, un personaggio che professa la nobiltà d'animo, il buon cuore, le buone maniere, ma che regola queste ultime in base alla situazione, mantenendosi pur sempre coerente, ed insegnando molto a ciascuno di noi, un personaggio senz'altro da Claymore, che merita di stare in un'opera di formazione che sulla vita insegna tanto, partendo dai valori, amplia i propri temi attraverso i suoi personaggi, finchè non ricorda... non ricorda anche a chi non ha sempre avuto delle belle esperienze, che un senso di continuare ad avanzare c'è.
La sesta guerriera per ordine, sospetta dell'organizzazione e brama di indagare, ma prima si cimenta nelle consuete missioni suicida dell'organizzazione, sinchè non giunge una cruciale parte nei volumi 10-11, La battaglia di Pieta, una svolta per gli eventi dell'opera in generale, in questa battaglia muoiono praticamente tutte le guerriere, dalle principianti alle più forti, sul campo innevato soltanto spade infilzate nel terreno, prive di un proprietario, insulse alla visione di chi le possiede. Da quella battaglia passano 7 anni, e l'organizzazione si accorge della mancanza di 7 spade all'appello, esattamente: 7 guerriere, fra cui Miria sono sopravvissute (così anche Claire) esse trascorrono anni ad allenarsi nella parte Nord del continente, disertando quindi dai loro compiti. Questi 7 anni sono molto importanti, perchè Miria affina la sua tecnica a tal punto da poter essere una potenziale no.1, ma è oltremodo importante il retroscena dove, più avanti nell'opera, lei si rattrista profondamente per quanto accaduto a Pieta, per non aver salvato nessuno, qui emerge un tratto, invece, di debolezza e sensibilità da parte sua: l'altruismo.[²]
Miria è, fondamentalmente, altruista, è quel tipo di soldato che vuole evitare perdite inutili, quel tipo di persona che preferisce sacrificare sè stessa per evitare la morte di altri mille, il pianto significativo di lei in merito è una riprova del suo lato sensibile, alla fine attaccato alla vita umana a prescindere dall'importanza di essa, per Miria anche uno sconosciuto merita di vivere e di essere salvato da lei, questa è nobiltà d'animo.
A seguito dei 7 anni trascorsi nel nord, Miria e le altre si spostano per tutto il continente, fronteggiando gli abissali delle zone, diversi risvegliati, i rappresentanti degli inferi, ed altri tipi di minacce, il picco di Miria però giunge nei volumi 21-27, il cui primo è interamente incentrato su di lei, in quest'ultimo ella fa diverse scoperte, rivela cose legate all'organizzazione, risultati raggiunti
intellettualmente, e compie tre diverse, importanti, scelte, la prima è lasciar da parte una sua compagna (Tabasa), intenzionata ad aiutarla, nella missione di distruzione dell'organizzazione, mediante svenimento, qui emerge un tratto nobile di Miria, sempre collegato all'altruismo, che porta ad un egoismo tuttavia legato al voler risolvere le cose singolarmente e senza aiuti.
Nei volumi precedenti al finale Miria si accende come un fulmine a ciel sereno, si reca all'organizzazione, ed in questa sede incontra moltissime guerriere, con molte principianti non ancora registrate, ed esperimenti che sono potenziali numeri uno, nonostante ciò... lei non uccide nessuno, si limita a neutralizzare i nemici uno ad uno, finchè però non viene sopraffatta dai rinforzi, al che, numerose Claymore si avventano su di lei per ucciderla, ma improvvisamente si fermano: tutte le guerriere hanno compreso Miria e le motivazioni, lei era come la persona che tutti stavano aspettando, ma nessuno nominava, qui emerge il tratto più importante di lei: la leadership.[³]
Durante il corso di tutta l'opera, Miria guida le compagne e coordina tatticamente numerose battaglie vincenti, il suo ingegno però sovvien anche quando si tratta di portare dalla sua parte altre alleate
Come disse Chronos "Sei brava a parlare" una grande oratrice.
La nobiltà nel non macchiarsi di sangue di Claymore vale la fiducia di tutte le altre, che naturalmente erano al corrente delle colpe dell'organizzazione. [⁴] un altro tratto, questa volta combattivo, di Miria si nota nello scontro con una delle numero 1 risvegliate, dove ella utilizza una tecnica meschina, servendosi della distrazione del nemico, usando una Claymore di una guerriera ferita e a terra inerme, Miria trionfa, sotto lo sguardo disgustato di una, che quella tecnica la definisce "non elegante".
Miria racconta tante cose moralmente, come personaggio, ma una delle più importanti è decisione: il coraggio di mettersi in gioco. [⁵]
La coerenza permane sempre nelle scelte di lei, sia nubile che nobile di cuore, è un personaggio che ha sempre guardato in faccia alla realtà, senza voltarsi verso il passato, accettandola e sfidandola, anche qualora essa si presentasse in forme spaventose. Miria ha cominciato a lottare da guerriera no.17, scalando fino al no.6, poi disertando e combattendo al fianco delle sue più care compagne, annientando gli abissali, distruggendo tutti gli obiettivi, è arrivata a tagliare la testa del capo dell'organizzazione, dopo aver anche indovinato che...
Il messaggio che le scelte di Miria, in quanto spericolate, lasciano è quello di non preoccuparsi delle conseguenze, ma di essere diretti e razionali, una cosa moralmente molto importante.
Ma se infine-- dovessi descrivere in un qualche modo Miria, se dovessi parlare di quanto mi ha lasciato e citarne i pregi, forse alla fine mi baserei semplicemente su delle cose come il suo magnifico sorriso che si vede poche volte, ma che sfoggia proprio quando raggiunge gli obiettivi prefissati, come una liberazione dal peso perpetuo. Miria del Miraggio, un personaggio che professa la nobiltà d'animo, il buon cuore, le buone maniere, ma che regola queste ultime in base alla situazione, mantenendosi pur sempre coerente, ed insegnando molto a ciascuno di noi, un personaggio senz'altro da Claymore, che merita di stare in un'opera di formazione che sulla vita insegna tanto, partendo dai valori, amplia i propri temi attraverso i suoi personaggi, finchè non ricorda... non ricorda anche a chi non ha sempre avuto delle belle esperienze, che un senso di continuare ad avanzare c'è.
| La crescita più bella: Raki il guerriero
Dall'alba dei tempi, per quanto i documenti aiutino a ricordare, nessun essere umano era stato in grado di eliminare uno yoma senza l'aiuto delle Claymore, tranne uno, il suo nome era Raki.
Raki iniziò la sua avventura come un normalissimo ragazzino di villaggio, vittima degli yoma e delle difficoltà di una vita basata sul terrore. Da lì, un giorno, una Claymore visitò il villaggio: essa aveva dei capelli medi, biondi e i classici "occhi della strega" , il suo nome era Claire. E proprio quest'ultima salvò il ragazzo da uno yoma che aveva divorato e impersonato il fratello, portandolo alla drastica scelta di affrontare un viaggio assieme a lei, per quanto difficile esso potesse risultare; tolti i dubbi iniziali, Claire acconsentì, e prese il ragazzo sotto la sua ala, in modo perfettamente analogo a quanto fatto da Teresa con lei molti anni addietro, in breve, allo stesso modo i due trascorsero anni assieme, fino alla nota battaglia di Pieta, che li separò. Claire e le altre, alla fine, rivedranno Raki, dopo ben sette anni, notando qui la sua incredibile trasformazione fisica. Il ragazzo, che si era sempre affidato a Claire, aveva dovuto passare mesi e mesi da solo e, adattandosi, riuscì ad apprendere tutto ciò che gli serviva per essere autonomo, inoltre, un certo Easley del Nord gli propose di allenarlo (nel periodo in cui stette assieme al primo, e a Priscilla). Un desiderio, quello di diventare più forte, che aveva come causa il voler proteggere colei che gli era sempre stato vicino (Claire), Raki non voleva più essere da meno, per questo, tornando ai libri di storia, egli divenne il primo umano capace di eliminare degli yoma da solo, come fosse dotato di poteri, ancora oggi, la crescita di Raki (poi approfondita tramite vari flashback) è una delle più belle di tutta l'opera di Yagi.
Dall'alba dei tempi, per quanto i documenti aiutino a ricordare, nessun essere umano era stato in grado di eliminare uno yoma senza l'aiuto delle Claymore, tranne uno, il suo nome era Raki.
Raki iniziò la sua avventura come un normalissimo ragazzino di villaggio, vittima degli yoma e delle difficoltà di una vita basata sul terrore. Da lì, un giorno, una Claymore visitò il villaggio: essa aveva dei capelli medi, biondi e i classici "occhi della strega" , il suo nome era Claire. E proprio quest'ultima salvò il ragazzo da uno yoma che aveva divorato e impersonato il fratello, portandolo alla drastica scelta di affrontare un viaggio assieme a lei, per quanto difficile esso potesse risultare; tolti i dubbi iniziali, Claire acconsentì, e prese il ragazzo sotto la sua ala, in modo perfettamente analogo a quanto fatto da Teresa con lei molti anni addietro, in breve, allo stesso modo i due trascorsero anni assieme, fino alla nota battaglia di Pieta, che li separò. Claire e le altre, alla fine, rivedranno Raki, dopo ben sette anni, notando qui la sua incredibile trasformazione fisica. Il ragazzo, che si era sempre affidato a Claire, aveva dovuto passare mesi e mesi da solo e, adattandosi, riuscì ad apprendere tutto ciò che gli serviva per essere autonomo, inoltre, un certo Easley del Nord gli propose di allenarlo (nel periodo in cui stette assieme al primo, e a Priscilla). Un desiderio, quello di diventare più forte, che aveva come causa il voler proteggere colei che gli era sempre stato vicino (Claire), Raki non voleva più essere da meno, per questo, tornando ai libri di storia, egli divenne il primo umano capace di eliminare degli yoma da solo, come fosse dotato di poteri, ancora oggi, la crescita di Raki (poi approfondita tramite vari flashback) è una delle più belle di tutta l'opera di Yagi.
| Easley il temibile: villain o antieroe?
Tra i dubbi più genuini di chi ha letto "Claymore" da anni, e di chi ha apprezzato i suoi personaggi c'è: ma Easley è davvero un villain?
Ebbene, per rispondere a questa domanda dobbiamo partire dalle origini –Sia ben inteso che questo post conterrà molti spoiler– Easley era il numero 1 della prima generazione di Claymore, quando ancora venivano creati guerrieri maschi. Sì risvegliò per ultimo rispetto alle altre cifre singole maschili, e divenne l'Abissale del Nord.
Era conosciuto come "Il Re dell'argento", e come Easley del Nord, e insieme a Riful dell'Ovest e Luisella del Sud era uno dei cosiddetti "Tre dell'Abisso", ma dopo aver sconfitto Luisella, fu a pieno titolo anche l'Abissale del Sud.
In pratica, costui era un vero e proprio mostro, eppure manteneva ancora sentimenti umani e valori morali che nessun altro abissale aveva. Easley fu il primo numero 1 della storia e il più forte dei guerrieri maschi. A causa della sua posizione all'interno dell'Organizzazione era in continuo conflitto con il numero 2 Riccardo, il quale non perdeva occasione di sfidarlo a duello. Quando anche il numero 4, Chronos, si risvegliò, Easley decise di riunirsi con Riccardo e con Duff, il numero 3 dell'epoca, nella collina Vinci per discutere sui numerosi risvegli avvenuti tra i guerriere a cifra singola. Riccardo, non si lasciò sfuggire l'occasione di sfidarlo e di rimproverare l'Organizzazione per non avergli dato modo di ottenere il rango di numero 1 e mentre Easley stava per iniziare a parlare fece la sua prima apparizione Riful. Easley rimase notevolmente turbato, dato che la presenza di una guerriera donna significava l'inizio della sostituzione di quelli maschi e quindi decise di andarsene senza proferire parola con la nuova arrivata.
Diverso tempo dopo, quando ormai tutti i guerrieri maschi persero la loro umanità, Easley decise di risvegliarsi volontariamente e di posizionarsi nelle terre di Alphonse. Poco dopo venne sfidato da Riccardo e a causa di una scommessa, che oltretutto vinse in una battaglia contro il numero 2, Riccardo diventò il suo servitore.Tra i dubbi più genuini di chi ha letto "Claymore" da anni, e di chi ha apprezzato i suoi personaggi c'è: ma Easley è davvero un villain?
Ebbene, per rispondere a questa domanda dobbiamo partire dalle origini –Sia ben inteso che questo post conterrà molti spoiler– Easley era il numero 1 della prima generazione di Claymore, quando ancora venivano creati guerrieri maschi. Sì risvegliò per ultimo rispetto alle altre cifre singole maschili, e divenne l'Abissale del Nord.
Era conosciuto come "Il Re dell'argento", e come Easley del Nord, e insieme a Riful dell'Ovest e Luisella del Sud era uno dei cosiddetti "Tre dell'Abisso", ma dopo aver sconfitto Luisella, fu a pieno titolo anche l'Abissale del Sud.
In pratica, costui era un vero e proprio mostro, eppure manteneva ancora sentimenti umani e valori morali che nessun altro abissale aveva. Easley fu il primo numero 1 della storia e il più forte dei guerrieri maschi. A causa della sua posizione all'interno dell'Organizzazione era in continuo conflitto con il numero 2 Riccardo, il quale non perdeva occasione di sfidarlo a duello. Quando anche il numero 4, Chronos, si risvegliò, Easley decise di riunirsi con Riccardo e con Duff, il numero 3 dell'epoca, nella collina Vinci per discutere sui numerosi risvegli avvenuti tra i guerriere a cifra singola. Riccardo, non si lasciò sfuggire l'occasione di sfidarlo e di rimproverare l'Organizzazione per non avergli dato modo di ottenere il rango di numero 1 e mentre Easley stava per iniziare a parlare fece la sua prima apparizione Riful. Easley rimase notevolmente turbato, dato che la presenza di una guerriera donna significava l'inizio della sostituzione di quelli maschi e quindi decise di andarsene senza proferire parola con la nuova arrivata.
Dopo aver ucciso Teresa del sorriso e le sue compagne di squadra Irene, Sofia e Noel, Priscilla si dirisse verso le terre di Alphonse dove lasciò sangue e disperazione in tre diverse città. Easley venne a sapere di ciò e mandò Riccardo per sistemare la situazione ma sorprendentemente Priscilla riuscì a sconfiggere anche l'ex numero 2. L'Abissale del Nord fu costretto a scendere in campo e per finirla una volta per tutte si risvegliò prima dello scontro. Il corpo di Priscilla venne annientato dalla forza distruttiva dal padrone delle terre del nord, ma poco dopo, la risvegliata con la sua eccezionale abilità si rigenerò completamente e contrattaccò. Mentre trafiggeva Priscilla, con la sua lancia, Easley vide il suo arto distruggersi a causa dei prolungamenti creati da Priscilla e dopo aver capito quale tipo di arma avesse davanti a se, si chinò nella sua forma umana al cospetto della ragazzina, che nel frattempo anche lei era ritornata nella sua forma umana. A quel punto, Easley giurò fedeltà a Priscilla per la sua vittoria, inoltre le promise che avrebbe ottenuto tutto quello che lei avrebbe voluto e quando gli venne chiesto da Priscilla se fosse possibile trovare i suoi genitori, rispose che l'avrebbe fatto anche mettendo a rischio la sua stessa vita.
Dopo che Priscilla gli rivelò il suo nome e il suo luogo di nascita, decisero di dirigersi nelle terre del sud. Tuttavia, ciò non avvenne in breve tempo ma dopo la Guerra del Nord.
Ciò detto– in un periodo successivo Easley si occupò di allenare Raki con uno stile adatto a sconfiggere Priscilla stessa, tuttavia, questo non lo redime dalle sue colpe, come quella di aver ucciso un incontabile numero di umani e, non fermando Priscilla, causato vari massacri in giro per il continente. Eppure, senza l'apporto di Easley Raki non sarebbe riuscito a rendersi utile nel finale, dando il suo fondamentale contributo per la vittoria, considerato ciò, pensate che Easley sia un villain o un antieroe?
Un villain dovrebbe essere un cattivo, o supercattivo, il cui ruolo è unicamente quello di intralciare il protagonista, ma Easley non fa mai questo, se non una sola volta, nella seconda parte di opera. Stando alle definizioni questo personaggio non può in ogni caso essere definito buono, ed ecco che resta quindi solo la definizione di "antieroe" – ossia un carattere avente le qualità di un eroe, ma con qualcosa in meno, o senza il desiderio basilare che caratterizza questa figura. Viste e considerate le vicende, e l'apporto che Easley ha dato alla narrazione (in positivo), potremmo quindi definirlo, in sostanza, un perfetto antieroe.
Un villain dovrebbe essere un cattivo, o supercattivo, il cui ruolo è unicamente quello di intralciare il protagonista, ma Easley non fa mai questo, se non una sola volta, nella seconda parte di opera. Stando alle definizioni questo personaggio non può in ogni caso essere definito buono, ed ecco che resta quindi solo la definizione di "antieroe" – ossia un carattere avente le qualità di un eroe, ma con qualcosa in meno, o senza il desiderio basilare che caratterizza questa figura. Viste e considerate le vicende, e l'apporto che Easley ha dato alla narrazione (in positivo), potremmo quindi definirlo, in sostanza, un perfetto antieroe.
| Un Granello di Sabbia: la differenza tra eroe e cattivo
In una narrazione stratificata come quella che conduce Claymore è giusto chiedersi quali siano gli eroi e quali i cattivi, ma....fondamentale cosa cambia da una figura all'altra?
Sia secondo i più colti lavori letterari, che dalle definizioni cogliamo che: l'eroe è il protagonista della storia, il cattivo è colui che fa di tutto per far si che esso non raggiunga il suo fine. Ad ogni modo, conosciamo tantissimi esempi che si discostano da questa classica definizione, nei quali rientra anche Claymore. È quindi opportuno chiedersi cosa, intrinsecamente, differenzi il bene ed il male, che di per sè sono già due concetti tremendamente complessi. Una nota riga diceva: 'l'eroe e il cattivo hanno avuto lo stesso passato: dolore, disperazione. Tuttavia il primo ha deciso che quella disperazione non l'avrebbe più provata nessuno, mentre il secondo ha preteso che tutti gli altri provassero il lancinante dolore che lo aveva colpito' e questa è la descrizione, perciò, per quanto la storia della letteratura e dell'arte ci offra figure spontaneamente differenti, possiamo affermare con compostezza che in realtà sia quella scelta a differenziare il cattivo dall'eroe – è un attimo dove prevale l'odio o la compassione, il momento della scelta della strada che percorreremo, un granello di sabbia. Priscilla, che in #Claymore ha il ruolo di supercattivo della storia è un perfetto esempio di questo concetto (ripreso narrativamente anche da Yagi) che viene introdotto sia con l'analogia della sabbia, che con la cenere, questo sul finale. Ma Priscilla non solo ha scelto il lato sinistro, pretendendo di vedere altri soffrire, lei è, in un certo senso, l'estremizzazione di questo desiderio macabro, tanto che, combattendo o uccidendo, lei urla sempre a chi ha davanti come se esso fosse il colpevole di tutte le tragedie che sono avvenute nel corso della sua vita. Potremmo dilungarci infinitamente a parlare di Priscilla, in quanto personaggio complesso e stratificato, ma per oggi ci fermiamo qui, e vi chiediamo il vostro pensiero in merito alle differenze sostanziali tra eroe, e cattivo.
In una narrazione stratificata come quella che conduce Claymore è giusto chiedersi quali siano gli eroi e quali i cattivi, ma....fondamentale cosa cambia da una figura all'altra?
Sia secondo i più colti lavori letterari, che dalle definizioni cogliamo che: l'eroe è il protagonista della storia, il cattivo è colui che fa di tutto per far si che esso non raggiunga il suo fine. Ad ogni modo, conosciamo tantissimi esempi che si discostano da questa classica definizione, nei quali rientra anche Claymore. È quindi opportuno chiedersi cosa, intrinsecamente, differenzi il bene ed il male, che di per sè sono già due concetti tremendamente complessi. Una nota riga diceva: 'l'eroe e il cattivo hanno avuto lo stesso passato: dolore, disperazione. Tuttavia il primo ha deciso che quella disperazione non l'avrebbe più provata nessuno, mentre il secondo ha preteso che tutti gli altri provassero il lancinante dolore che lo aveva colpito' e questa è la descrizione, perciò, per quanto la storia della letteratura e dell'arte ci offra figure spontaneamente differenti, possiamo affermare con compostezza che in realtà sia quella scelta a differenziare il cattivo dall'eroe – è un attimo dove prevale l'odio o la compassione, il momento della scelta della strada che percorreremo, un granello di sabbia. Priscilla, che in #Claymore ha il ruolo di supercattivo della storia è un perfetto esempio di questo concetto (ripreso narrativamente anche da Yagi) che viene introdotto sia con l'analogia della sabbia, che con la cenere, questo sul finale. Ma Priscilla non solo ha scelto il lato sinistro, pretendendo di vedere altri soffrire, lei è, in un certo senso, l'estremizzazione di questo desiderio macabro, tanto che, combattendo o uccidendo, lei urla sempre a chi ha davanti come se esso fosse il colpevole di tutte le tragedie che sono avvenute nel corso della sua vita. Potremmo dilungarci infinitamente a parlare di Priscilla, in quanto personaggio complesso e stratificato, ma per oggi ci fermiamo qui, e vi chiediamo il vostro pensiero in merito alle differenze sostanziali tra eroe, e cattivo.
| Doppia natura: una peculiarità profonda
Come ben sanno i lettori e fruitori di #Claymore: le guerriere dagli occhi d'argento sono caratterizzate da una doppia natura (concetto che ha poi invaghito numerosissimi autori dopo l'uscita dell'opera) ovvero quella che le divide in essere per metà Yoma, e per metà Umane, ma avete mai pensato a cosa questo possa rappresentare?
Tralasciamo ora il significato connotativo della doppia natura, e concentriamoci sul suo denotativo. Nella narrazione, il bene e il male, come astratti concetti, sono presenti e rimarcati con costanza in discorsi inerenti ad ideali e non, sono due spicchi applicabili all'idea di yin e yang (bianco e nero), inscrivibili in una circonferenza i cui due lati sono pari. Così, come i colori si pareggiano, anche il doppio essere delle Claymore lo fa, e per costoro che sono la causa e la soluzione a tutte le problematiche questa divisione è segno di impurità, tanto che Claire stessa, o Teresa, tendono a non voler mostrare il loro corpo a terzi.
Dovete sapere che in Claymore, come avevamo detto in precedenza, anche ciò che non ha forma nella realtà può ottenerla, questo permette anche a cose come i sentimenti di avere un effetto sul mondo materiale, ma in che modo essi si materializzano? (Spoiler)
Un esempio concreto di quanto ho appena spiegato è il finale di Claymore dove questo concetto viene rimarcato, e dove Teresa del Sorriso riappare, proprio sfruttando i sentimenti di Claire verso di lei. In quel frangente, è come se Teresa avesse utilizzato il sentimento come vera e propria forza, e abbiamo la conferma che quella non fosse un'allucinazione dalla scena che segue (proiettata su un piano immateriale, questa volta) dove la no.1 parla con Claire, e successivamente, con Priscilla. La forza dei sentimenti in #Claymore non è altro che un messaggio di Yagi sulla validità dell'amore e sulla energia che esso può donare.
Un esempio concreto di quanto ho appena spiegato è il finale di Claymore dove questo concetto viene rimarcato, e dove Teresa del Sorriso riappare, proprio sfruttando i sentimenti di Claire verso di lei. In quel frangente, è come se Teresa avesse utilizzato il sentimento come vera e propria forza, e abbiamo la conferma che quella non fosse un'allucinazione dalla scena che segue (proiettata su un piano immateriale, questa volta) dove la no.1 parla con Claire, e successivamente, con Priscilla. La forza dei sentimenti in #Claymore non è altro che un messaggio di Yagi sulla validità dell'amore e sulla energia che esso può donare.
| La calma soave: quando la narrazione si ferma
Si sa, la narrazione che scorre rapidissima e comprende scontri su scontri piace a tutti, è il modo per far appagare la massa, tuttavia, un vero maestro è anche in grado di bilanciare calma e tempesta, tramite una componente: lo slice of life.
Lo slice of life,, per definizione un genere che narra solo delle normali vite dei protagonisti,, è in questo caso inteso come una componente narrativa che indica i momenti di calma, che non comprendono alcuno scontro (come nella tipologia citata). In #Claymore Yagi non si limita a costruire un mondo classicamente medievale, però semplicemente piatto e inanimato, ma dona a quel mondo una caratterizzazione più profonda, valorizzante non solo i piccoli villaggi montani, e i campi di battaglia ma anche le foreste, le case isolate, i luoghi di ristoro, e, soprattutto, i punti in cui i personaggi si rilassano un attimo – come se anche loro avessero bisogno di una pausa dal feroce ritmo della narrazione. È vero, lo slice of life è generalmente odiato dal medio fruitore, che vuole godere solo delle botte possenti dei battle shōnen, tuttavia, è bene ricordarci la distinzione tra ciò che piace e ciò che è raffinato: il fatto che sia preferita da una fetta di audience la presenza di sole mazzate non sminuisce il brillante bilanciamento che un autore di un'opera propone tra queste e un lato più genuino, naturale, realistico, dell'opera: silenzio.
Si sa, la narrazione che scorre rapidissima e comprende scontri su scontri piace a tutti, è il modo per far appagare la massa, tuttavia, un vero maestro è anche in grado di bilanciare calma e tempesta, tramite una componente: lo slice of life.
Lo slice of life,, per definizione un genere che narra solo delle normali vite dei protagonisti,, è in questo caso inteso come una componente narrativa che indica i momenti di calma, che non comprendono alcuno scontro (come nella tipologia citata). In #Claymore Yagi non si limita a costruire un mondo classicamente medievale, però semplicemente piatto e inanimato, ma dona a quel mondo una caratterizzazione più profonda, valorizzante non solo i piccoli villaggi montani, e i campi di battaglia ma anche le foreste, le case isolate, i luoghi di ristoro, e, soprattutto, i punti in cui i personaggi si rilassano un attimo – come se anche loro avessero bisogno di una pausa dal feroce ritmo della narrazione. È vero, lo slice of life è generalmente odiato dal medio fruitore, che vuole godere solo delle botte possenti dei battle shōnen, tuttavia, è bene ricordarci la distinzione tra ciò che piace e ciò che è raffinato: il fatto che sia preferita da una fetta di audience la presenza di sole mazzate non sminuisce il brillante bilanciamento che un autore di un'opera propone tra queste e un lato più genuino, naturale, realistico, dell'opera: silenzio.
| Esperimento nazista: le atrocità dell'organizzazione e le sue origini
Nell'illustre opera di Norihiro Yagi numerosi riferimenti storici, culturali, e geografici fanno capolino dalle vignette d'opera, una in particolare (di tipo storiografico) si rifà ad avvenimenti di una certa importanza e complessità. Bentornati, lettori di Amaryllis, in questo ultimo post della serie dedicata a #Claymore, non perdiamoci però in chiacchiere ed introduciamo, senza indugio, l'esperimento nazista.
Sul continente è un giorno glorioso, Miria ed un plotone di guerriere irregolari hanno rovesciato il quartier generale dell'organizzazione ed ucciso i capisaldi, proprio da questi l'informazione più importante è pergiunta, per essere poi passata a tutti: gli Yoma erano una loro invenzione, e il continente stesso era solo un esperimento. Una volta sparsa la voce qualcuno ha esultato, qualcuno si è disperato dinnanzi questa verità, qualcuno ha pianto, qualcuno ha riso; Tutte hanno sciolto i ranghi e si sono divise.
Nell'illustre opera di Norihiro Yagi numerosi riferimenti storici, culturali, e geografici fanno capolino dalle vignette d'opera, una in particolare (di tipo storiografico) si rifà ad avvenimenti di una certa importanza e complessità. Bentornati, lettori di Amaryllis, in questo ultimo post della serie dedicata a #Claymore, non perdiamoci però in chiacchiere ed introduciamo, senza indugio, l'esperimento nazista.
Sul continente è un giorno glorioso, Miria ed un plotone di guerriere irregolari hanno rovesciato il quartier generale dell'organizzazione ed ucciso i capisaldi, proprio da questi l'informazione più importante è pergiunta, per essere poi passata a tutti: gli Yoma erano una loro invenzione, e il continente stesso era solo un esperimento. Una volta sparsa la voce qualcuno ha esultato, qualcuno si è disperato dinnanzi questa verità, qualcuno ha pianto, qualcuno ha riso; Tutte hanno sciolto i ranghi e si sono divise.
Ciascuno ha preso consapevolmente la sua strada con la comprensione del fatto di esser stata parte di una grande menzogna, di aver alimentato una menzogna, di aver vissuto nella menzogna.
La dottrina dell'organizzazione è sempre stata arretrata ed oscura nel suo pensiero, gran parte di essa si basava sulla eugenetica, (la scienza del gene) all'inizio dell'esperimento, infatti, si pensò di fare qualcosa di unico, di grande, di creare una nuova razza, da questa idea e, con le giuste cavie, nacquero i primi esemplari di Yoma, in un modo ancora inspiegabile, e, allo stesso tempo, i primi Claymore maschi, i noti Easley e Richard. Possiamo quindi dividere l'esperimento in due fasi: quella della creazione e diffusione degli Yoma, e quella della creazione della loro controparte, del loro nemico naturale: le Claymore. Dopo aver intrapreso numerosi esperimenti, i capisaldi dell'organizzazione presero atto del fatto che, per qualche motivi, al corpo delle donne gli organi degli Yoma si adattavano più facilmente si, tra le cavie (rispetto agli esemplari uomini) molti più soggetti completavano appieno la trasformazione senza morire, il che segnò il passaggio totale alle cavie femminili, e lo scarto di quelle maschili.
Nonostante l'avanzamento tecnologico, nessuno all'organizzazione si preoccupò di trovare un modo per alleviare il dolore delle cavie, il percorso per diventare una strega dagli occhi d'argento era caratterizzato da tre step fondamentali:
1- L' integrazione
La cavia veniva portata nel luogo apposito, che fosse d'accordo o meno, e chiusa in una delle numerose celle gelide e isolate, vicine ai laboratori. Qui era di solito accoppiata ad un'altra ragazza, con cui poteva conversare; in questa prima fase gli esperimenti non si facevano troppo pesanti, e la convivenza era favorita dalla compagnia.
2- L' operazione
Dopo un breve periodo per ambientarsi giungeva per la cavia il momento di diventare una Claymore, il modo più veloce per farlo era atroce: rimozione e sostituzione degli organi. Naturalmente queste operazioni erano spesso eseguite senza alcuna anestesia, causando la morte del paziente, nel caso, invece, la cavia fosse sopravvissuta avrebbe dovuto sperare che gli organi di Yoma non venissero rigettati dal suo corpo, in tal caso, sarebbe morta ugualmente.
3- La selezione
Arrivata a questo punto, una cavia doveva quindi allenarsi, e dimostrare il proprio talento, ma soprattutto imparare a controllare gli istinti della sua metà da Yoma che, se non limitati, potevano portare al risveglio (ossia alla trasformazione in un demonio senza più nulla di umano). Nel caso la novizia Claymore riuscisse a dimostrarsi quantomeno passabile, sarebbe stata dotata di una spada, e della classica divisa grigio-bianca, e si sarebbe unità all'armata delle quarantasette guerriere, con il suo apposito posto nel ranking.
Superati i tre step, un soggetto poteva definirsi completamente formato e pronto a scendere in battaglia. Come avete potuto leggere, il processo è tumultuoso, terrificante, e macabro, del tutto disumano, e il tutto è perpetuato dalla semplice idea di gene della razza superiore che nel caso delle Claymore vede il modello perfetto di: "belle donne dai capelli biondi e gli occhi azzurri" non vi ricorda qualcosa? Già, i tratti richiesti, e spesso forzati se assenti nelle cavie, si rifanno all'idea di razza ariana, baluardo della Germania Nazista di Adolf Hitler.
Cos'altro l'organizzazione abbia creato, e quali altri atroci crimini di guerra abbia commesso, non ci è dato saperlo, l'autore ci informa soltanto della presenza di "qualcos'altro" tramite una tavola, qualcosa di grande, forse molto più pericoloso, che sta approcciando lentamente, nel buio del continente ormai disabitato.
La dottrina dell'organizzazione è sempre stata arretrata ed oscura nel suo pensiero, gran parte di essa si basava sulla eugenetica, (la scienza del gene) all'inizio dell'esperimento, infatti, si pensò di fare qualcosa di unico, di grande, di creare una nuova razza, da questa idea e, con le giuste cavie, nacquero i primi esemplari di Yoma, in un modo ancora inspiegabile, e, allo stesso tempo, i primi Claymore maschi, i noti Easley e Richard. Possiamo quindi dividere l'esperimento in due fasi: quella della creazione e diffusione degli Yoma, e quella della creazione della loro controparte, del loro nemico naturale: le Claymore. Dopo aver intrapreso numerosi esperimenti, i capisaldi dell'organizzazione presero atto del fatto che, per qualche motivi, al corpo delle donne gli organi degli Yoma si adattavano più facilmente si, tra le cavie (rispetto agli esemplari uomini) molti più soggetti completavano appieno la trasformazione senza morire, il che segnò il passaggio totale alle cavie femminili, e lo scarto di quelle maschili.
Nonostante l'avanzamento tecnologico, nessuno all'organizzazione si preoccupò di trovare un modo per alleviare il dolore delle cavie, il percorso per diventare una strega dagli occhi d'argento era caratterizzato da tre step fondamentali:
1- L' integrazione
La cavia veniva portata nel luogo apposito, che fosse d'accordo o meno, e chiusa in una delle numerose celle gelide e isolate, vicine ai laboratori. Qui era di solito accoppiata ad un'altra ragazza, con cui poteva conversare; in questa prima fase gli esperimenti non si facevano troppo pesanti, e la convivenza era favorita dalla compagnia.
2- L' operazione
Dopo un breve periodo per ambientarsi giungeva per la cavia il momento di diventare una Claymore, il modo più veloce per farlo era atroce: rimozione e sostituzione degli organi. Naturalmente queste operazioni erano spesso eseguite senza alcuna anestesia, causando la morte del paziente, nel caso, invece, la cavia fosse sopravvissuta avrebbe dovuto sperare che gli organi di Yoma non venissero rigettati dal suo corpo, in tal caso, sarebbe morta ugualmente.
3- La selezione
Arrivata a questo punto, una cavia doveva quindi allenarsi, e dimostrare il proprio talento, ma soprattutto imparare a controllare gli istinti della sua metà da Yoma che, se non limitati, potevano portare al risveglio (ossia alla trasformazione in un demonio senza più nulla di umano). Nel caso la novizia Claymore riuscisse a dimostrarsi quantomeno passabile, sarebbe stata dotata di una spada, e della classica divisa grigio-bianca, e si sarebbe unità all'armata delle quarantasette guerriere, con il suo apposito posto nel ranking.
Superati i tre step, un soggetto poteva definirsi completamente formato e pronto a scendere in battaglia. Come avete potuto leggere, il processo è tumultuoso, terrificante, e macabro, del tutto disumano, e il tutto è perpetuato dalla semplice idea di gene della razza superiore che nel caso delle Claymore vede il modello perfetto di: "belle donne dai capelli biondi e gli occhi azzurri" non vi ricorda qualcosa? Già, i tratti richiesti, e spesso forzati se assenti nelle cavie, si rifanno all'idea di razza ariana, baluardo della Germania Nazista di Adolf Hitler.
Cos'altro l'organizzazione abbia creato, e quali altri atroci crimini di guerra abbia commesso, non ci è dato saperlo, l'autore ci informa soltanto della presenza di "qualcos'altro" tramite una tavola, qualcosa di grande, forse molto più pericoloso, che sta approcciando lentamente, nel buio del continente ormai disabitato.

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